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IL CULTO DELLA MADONNA NERA. Da tempi remoti è invalsa la
consuetudine di trasportare la statua della Madonna, la prima domenica di maggio
da Viggiano al Sacro Monte (1725 m) e di riportarla in paese la prima domenica
di settembre. Ancora oggi la tradizione si ripete con accenti di alta
spiritualità mariana ed in una cornice di particolare suggestione e di tipico
folklore lucano, con la partecipazione di migliaia di pellegrini, provenienti
non solo dalla Basilicata, ma anche dalle regioni limitrofe. La Madonna del Sacro Monte di Viggiano non è un’icona, le cui origini sono ancora molto discutibili e come tali contornate da leggenda. Infatti storia e leggenda nello spazio devozionale sono volutamente intrecciate ed è difficile delimitarne i confini. Le origini della statua e del culto della Madonna di Viggiano non fanno eccezione. L’ipotesi più verosimile alla realtà storica si richiama ai Basiliani, che hanno avuto grande influenza nel determinare la vita religiosa locale nei secoli IX–XI. |
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I viggianesi sono stati per molti
secoli emigranti stagionali e non, che cercavano lavoro oltre oceano “con l’arpa
al collo”, raccoglievano il danaro necessario per mantenere la famiglia e
ritornavano al paese per godere alcuni mesi dei propri guadagni. Essi erano dei suonatori girovaghi
“non istruiti alla musica”, che portavano in giro per il mondo il proprio
patrimonio culturale e le proprie abitudini e ritornavano, a loro volta, ricchi
di esperienze diverse acquisite in società più evolute. È così che una
tradizione, dal sapore talvolta leggendario, divenne parte integrante della
storia di un popolo, rendendolo libero nel pensiero e avanzato nei costumi. |
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Pier Paolo Parzanese, il
sacerdote poeta di Ariano Irpino, rimase
colpito dai suonatori ambulanti che conobbe nei pressi del porto di
Napoli, in procinto di imbarcarsi per terre lontane e, pur non
conoscendo Viggiano, scrisse versi molto significativi nella raccolta
“I canti del viggianese”. Tuttavia, la tradizione musicale viggianese non è solo “colta”, ma ha anche un aspetto popolare, contadino-pastorale, rappresentato dalla zampogna. E se vi furono costruttori di arpe e di violini come Nicola Reale e Victor Salvi, che divennero famosi in tutto il mondo, non bisogna dimenticare che l’ultimo costruttore di zampogne, Giuseppe Belviso, è morto solo pochi anni fa, che suo nipote Rocco continua, in parte, la sua opera di artigiano e che vi sono ancora molti suonatori. |
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Le arpe, i violini, i flauti,
invece, vivono ormai solo attraverso i ricordi, i bassorilievi con
piccoli strumenti sui portali di alcune case, nelle chiavi di volta
degli archi, nelle manifestazioni musicali, come il
concorso
internazionale di flauto, intitolato al celebre flautista viggianese Leonardo
De Lorenzo. |
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L. De Lorenzo |
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