testo a cura di Maria Letizia PELUSO

 

Viggiano, paese della Basilicata sud-occidentale, sorge a 1023 m sul livello del mare, circondato dalle montagne dell’Appennino lucano, su di un territorio che si estende per 89,03 Kmq.

Immerso in una natura ridente, ricca di sorgenti d’acqua, di una flora e di una fauna incontaminate, domina l’Alta Valle dell’Agri con la sua curiosa sagoma di “cucchiaio capovolto”, dovuta alla presenza di due colline contigue, l’una più alta, chiamata Castello, l’altra più bassa, detta Montecalvario.

La struttura urbanistica è molto simile a quella di tanti altri piccoli centri della Basilicata: il “borgo” si dipana in vicoli tortuosi che si inerpicano verso gli esigui resti del castello feudale, traccia ormai poco visibile della sua storia.

Il paese è noto anche per le sue tradizioni, in particolare quella religiosa, legata al culto della Madonna Nera, e quella musicale connessa alla costruzione di strumenti musicali e al suono dell’arpa, del flauto, del violino e della zampogna.

Dopo l’ultimo censimento, conta 3.187 abitanti.

La popolazione attiva è equamente distribuita nel settore agricolo, industriale e nel terziario.

Rilevante il tasso di disoccupazione che, anche nel passato, è stato all’origine di un notevole flusso migratorio.

Fin dalla seconda metà dell’Ottocento è stata sede di importanti servizi a livello comprensoriale e recentemente al centro di processi di sviluppo turistico e industriale.

Viggiano è oggi il cuore di una vasta area interessata da attività estrattive condotte dall’ENI–AGIP.